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De Vecchi e D'Emilio
Testi a cura del prof. Achille Laurenti  maggiori info autore
De Vecchi, che trovo negli antichi deliberati del consiglio dell' università di Oricola, indicati e firmati semplicemente con il nome Vecchi e poscia, dal 1706 in poi, De Vecchi, ebbe le sue origini da Roma. E' risaputo che provenisse dalla nobile famiglia Emilia, discendente da Paolo Emilio console, che parteggiò per Pompeo Magno e poi per suo figlio Sesto Pompeo.
In proposito il Prof. Giacinto Pieralice, con i versi, che letteralmente trascrivo, spiega

De Vecchi Emili-Corneli la gente 
Vetusta aveva qui pur sue case e visse 
Esule illustre, che rifugio prima 
In Tivoli ebbe e poscia qui raccolse 
Il volo e stette da patrizia gente 
Tanto di Augusto laniolla l'ira

Tale famiglia nei primordi fu detta Ernilia Cornelia Vetus, poscia De Veteris Emilia Cornelia, indi semplicemente Vecchi e da ultimo De Vecchi, per distinguerla da altri Emili, qui residenti. E invero esistevano in Oricola famiglie con il cognome D'Emilio, pure originarie dalla gente Emilia romana, da qualche tempo emigrate in quell'agro. Uno del D'Emilio, a nome Giacomo, è attualmente un ottimo funzionario di pubblica sicurezza in Roma; ha raggiunto il grado di Brigadiere e prosegue alacramente la sua carriera, riscuotendo ogni plauso.
Leggo tra i cittadini intervenuti nelle assemblee dell'università di Oricola, dal 13 ottobre 1671 al 2 aprile 1725, Alfier Alessandro De Vecchi, insignito sempre con la decorosa carica di Camerlengo, precedentemente tenuta dal suo genitore Vincenzo. Nel catasto 1721, vengono ad apparire l'arciprete Michele e il dottor Francesco Saverio De Vecchi, il quale ultimo fu protomedico negli Stati pontifici e napolitani.
 
E allora sali in maggior lustro la famiglia, quando il cennato Francesco Saverio ebbe la insperata fortuna di contrarre il matrimonio, di coscienza, con una delle eccellentissime principesse Boncompagni di Piombino.
Il matrimonio di coscienza, era quel rito secondo il quale se dal connubio nascevano figli, l'unione si rendeva di pubblica ragione, caso contrario rimaneva occulta. Essendo nata la prole, il matrimonio fu reso notorio.
Una delle figlie del prefato dottore, andata in isposa a un Paolini, appartenente a famiglia importante e facoltosa di Carsoli, ebbe tre figlie, maritate tutte in Oricola, una a Mariano Laurenti e le altre a due fratelli Minati.
 
In seguito al nobile matrimonio, contratto dal dottor Francesco Saverio De Vecchi, fu costruito il sontuoso palazzo, ora posseduto da S. E. Fortunato Rostagno e ove sono conservati quadri e mobili antichi di valore, nonchè capitelli, anfore e altri oggetti rinvenuti negli scavi di Carseoli e in Oricola, dall'illustre professore Giacinto Pieralice. Lateralmente e adiacente all'indicato palazzo, fu edificata la cappella e relativa sacristia, sotto il titolo della SS. Assunta e dei SS. Apostoli Pietro e Paolo, ove si ritiene fosse seppellita la predetta nobile principessa. In essa cappella, ove alla splendida facciata di travertino, a stile gotico, si associa la corretta architettura interna, si osservano marmi pregiati e un grazioso coretto in legno, posto in comunicazione con il palazzo, che formano nell'insieme un'armoniosa e artistica decorazione.
 
Fu contemporaneamente costruita, adiacente alla sacristia, la casa per il cappellano, ora di proprietà di Gioacchino De Santis. Al bordo della pietra marmorea, formante il piano dell'altare di essa Cappella, si rinviene la segnente inscrizione: Ioseph Baronus episcopus Marsorum altare oc consacravit 19 junii MDCCXL. Vi si riscontrano inoltre due altre inscrizioni marmoree, pure in latino, da una delle quali risulta che il pontefice Benedetto XIV, per intercessione del reverendissimo don Pietro De Vecchi, Abate nella Basilica di S. Pietro in Roma, concesse indulgenze, rendendone privilegiato l'altare, in data 20 settembre 1741; e con l'altra s'indica la consacrazione della Chiesa; avvenuta il 6 giugno 1346, da parte del monsignore Domenico Brizi, vescovo dei Marsi, in onore della SS. Assunta e dei SS. Apostoli Pietro e Paolo.
 
Vi è inoltre una tomba gentilizia, costruita il 30 ottobre 1756, sulla cui lapide è una scritta in lingua latina, dalla quale si rileva che Francesco Saverio De Vecchi, cittadino e nobile romano, ebbe per sè e suoi eredi l'ambita carica di Cameriere d'onore e Prefetto dei Sacri Palazzi e che prese in moglie donna Maria Eleonora, figlia di don Antonio Boncompagni, principe di Piombino. Vi si scorge inoltre una dedica rnarmorea di Artemisia Mariani, al proprio consorte Teodosio De Vecchi, che io, per i gentili e affettuosi pensieri di ottima ed esemplare sposa, reputo conveniente riportare per esteso:

Iusti in perpetuo vivent

Qui attendi, o mio Teodosio, il dì della resurrezione ed in questo tempio possa tu allora porgermi un'altra volta la destra, per condurmi teco consorte in quella beata pace, che sapesti meritarti coll'essere pio casto prudente sobrio. Dalla nobile famiglia De Vecchi di Oricola negli Equi sorgesti l'ultima e la più fulgida stella il 1° luglio 1787. O angelo di amabilità di scienza di amore di civiltà indicibile, per la morte del mio genitore Livio Mariani di Oricola, avvenuta nell'Attica Atene ospitale il 22 luglio 1855, tu temprasti l'acerbo mio dolore, il padre amico consolatore mi fosti. La tua costanza mi aveva resa di te diletta sposa, teco godeva le vere delizie della pace domestica, apopletico morbo nella fatale notte del 10 ottobre 1864 mi ridusse desolata vedova. Deh vieni anima diletta nella tua casa deserta vedi il tuo talamo bagnato di pianto, odi il gemito della solitaria tua compagna, porgi conforto alla tua diletta Artemisia, vedila baciare la tua bella immagine, prega pace al suo straziato cuore, accetta i fiori e il lamento che ti offre sopra il sasso che chiude le fredde tue teneri.
 
Ultimo stipite della famiglia De Vecchi fu l'erudito e studioso Teodosio, il quale, per testamento, lasciò erede il suo illustre pronipote Giacinto Pieralice, professore nel Liceo Mamiani in Roma, nato nel 1842 e morto nel 1906. Questi fu forbito scrittore di parecchie opere, esimio latinista, poderoso e genialissimo poeta, archeologo e versatile in parecchie scienze.
 
Oricolae contrada Carseolana nella storia di Nostra Gente
 
 

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